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Il Centro Ambrosiano di Solidarietà, insieme ad altre otto realtà cittadine, fa parte della Rete dei centri antiviolenza, costituita dal Comune di Milano nel 2012 con l’obiettivo di proteggere e sostenere le donne vittime di maltrattamenti. Dal 2008, nella casa rifugio che il CeAS gestisce sul territorio milanese, più di 50 donne sono state sostenute, aiutate a riappropriarsi della propria quotidianità, a rimettersi in gioco come madri, a ritrovare benessere e autonomia.

Per sconfiggere la violenza sulle donne, però, non bastano i Cav e le case rifugio, perché essa è anche e soprattutto un fattore culturale. Per questo motivo, da gennaio 2017, il Centro Ambrosiano di Solidarietà inizierà un lavoro di prevenzione primaria con alcune scuole dell’infanzia dei Municipi 2 e 3: “Lavorando con i ragazzi delle medie e delle superiori, ci siamo resi conto che a quell’età gli stereotipi di genere sono già consolidati e in alcuni casi ci sono già episodi di violenza – spiega Elena Tagliabue, psicologa dell’Area Donne del CeAS – per questo per scardinarli serve agire prima”. Si tratta di un progetto pilota realizzato con le insegnanti, che durerà alcuni mesi.

Per raccontare il suo lavoro, anche il Centro Ambrosiano di Solidarietà sarà presente con le sue operatrici, nei giorni di venerdì 25 e sabato 26 novembre, all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II dove, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, sarà visibile l’installazione “Il Labirinto”: un percorso rivolto soprattutto ai giovani, in cui il pubblico potrà sperimentare, entrandovi, il circolo vizioso in cui in un rapporto si può passare all’abuso. “Chi è maltrattato spesso non riconosce i segni premonitori di un comportamento destinato a diventare violento e fuori controllo e quando se ne accorge è già diventato difficile uscirne”, spiegano gli ideatori. L’opera, nata dall’idea degli studenti dell’Istituto Europeo di Design, vuole catalizzare l’attenzione sulla spirale di offese, umiliazioni e violenze che imprigionano le donne vittime di maltrattamenti, ma anche l’aiuto e il sostegno che i centri antiviolenza possono dare loro.

Dal 1° gennaio al 31 luglio 2016 sono state 975 le donne in carico delle Case rifugio e dei Cav che costituiscono la Rete del Comune di Milano. Entro la fine del 2016, si stima, saranno circa 1.700, con un incremento del 15% sul 2015. Il 62% sono italiane e più della metà delle persone accolte o seguite hanno tra i 30 e i 49 anni, anche se non mancano casi di minorenni o di ultrasettantenni. La violenza denunciata dalle donne è fisica, sessuale, psicologica, economica o perpetrata sotto forma di stalking e in tre casi su quattro (74%) a commetterla sono stati il marito-convivente-partner, attuale o ex.

Nel 2017 i centri avranno a disposizione un milione di euro da parte del Comune di Milano. Altri 610mila euro sono stati appena stanziati dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri che finanzierà tre nuovi progetti. Uno di questi, denominato “Dorina – Donne in rinascita” sarà realizzato dal Centro Ambrosiano di Solidarietà, in partnership con il Comune di Milano, la Fondazione Somaschi e la Cooperativa La Grande Casa. “Abbiamo scelto questo nome per sottolineare l’inizio di una nuova vita dopo il periodo buio della violenza”, dice Lucia Volpi, responsabile dell’Area Donne del CeAS. “Il progetto intende ampliare l’offerta delle case rifugio, sostenendo le donne e le madri con ulteriori risorse per offrire loro uno spazio di vita il più normale possibile, con un esperienza lavorativa e un supporto economico per la ricerca abitativa”.

Il 25 novembre sostieni la casa rifugio
del Centro Ambrosiano di Solidarietà
per dire BASTA alla violenza contro le donne

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